Carlo

Cronaca di un recupero sconvolgente.

Quel raffreddore non mi dava tregua. Erano giorni che starnutivo e mi soffiavo il naso, consumando decine e decine di fazzoletti. Eppure era una bella giornata: il sole splendeva alto nel cielo azzurro di una delle prime domeniche veramente primaverili.

All’improvviso, il cellulare squillò.

“Comunque al mercatino sono arrivati un bel po’ di giochi Nintendo ecc, ma boh, secondo me hanno messo prezzi troppo alti. Se ti va di andare a dargli un’occhiata…”

Ora, di solito nei mercatini dell’usato non si trova tantissimo, e la roba veramente interessante costa un occhio della testa. D’altro canto pensai “mah, tanto stamattina non ho nulla da fare. E poi, metti che trovo un… boh, un Terranigma #PALmerda completo di tutto e in ottime condizioni (seeeeh bello fantasticare eh?), magari me lo rivendo e metto da parte qualcosina per acquisti giapponesi… massì dai, proviamo”. E poi a quel mercatino ci sono davvero affezionato: ormai sono anni che conosco i ragazzi che ci lavorano, soprattutto nel reparto dei libri e dvd.

Mai. Mai avrei potuto immaginare cosa mi sarei trovato dinnanzi.

Erano tre cesti. Tre cesti pieni. C’era di tutto, giochi per Nintendo 64, Super Nintendo, adattatori, un gioco NES, molti giochi in scatola, alcuni perfetti, altri usati, usurati, amati. La cosa ancora più assurda è che erano quasi tutti americani, NTSC/US. Ero letteralmente sotto shock, ma riuscii a mantenere la calma, mentre dentro di me stavano esplodendo fuochi d’artificio fatti di granate radioattive.

Iniziai a rovistare dentro il primo cesto: cartucce loose. Diddy Kong Racing, Donkey Kong 64, Super Mario 64, Killer Instinct Gold, 007 Goldeneye. Avevo smesso di starnutire. Qualche giochino per Super Nintendo, un Super Game Boy americano, qualche adattatore. Tutto incredibile, spettacolare, americano… ma non presi nulla. Di solito non colleziono giochi loose, preferisco aspettare e trovare copie complete…. come quelle che erano negli altri due cesti.

Lì, in cima al secondo cesto, sotto pile di giochi boxati americani, c’era quello che fu il primo acquisto di quel giorno. Earthbound. Americano, loose, cartuccia in perfette condizioni. 15 euro. Chiusi gli occhi, respirai profondamente e li riaprii. Costava 15 euro, non me l’ero immaginato. Subito presi il cellulare e iniziai a fotografare tutto e ad inviare le foto a mio fratello, che cominciò a insultarmi su Whatsapp, incredulo anche lui. E questo era solo l’inizio.

Sotto a Earthbound alcuni giochi N64, americani e in scatola, non vedevano l’ora di essere acquistati. La mia scelta ricadde su Mischief Makers, titolo che cercavo da tantissimo tempo in versione americana, ma che su eBay non ero mai riuscito a trovare a buon prezzo (considerando anche il rischio dogane). Sotto ancora c’erano i due Zelda per N64, ma purtroppo in condizioni mediocri e prezzi decisamente alti, troppo per il mio portafogli. Era arrivato il momento dei giochi per Super Nintendo.

Paladin’s Quest, altro gioco che ho lasciato in favore di altri più importanti, aveva un adesivo de L’Arcobaleno Videogames, catena di negozi di videogiochi di Roma di cui conservo numerosi ricordi, tra i più belli della mia vita da videogiocatore. Chissà se questa copia è stata venduta da Sandro….

Ero arrivato a due cesti e avevo preso due giochi. Ne avrei presi altri ma il budget a disposizione non era altissimo. Mancava l’ultimo cesto, che aveva una copia di Parodius PAL in bella mostra in cima. Fu in quel momento che rischiai l’infarto. E no, non sto esagerando.

Nascosti a dovere sotto pile di giochi comuni si nascondevano tre titoli completi di scatola, in perfette condizioni. Più costosi degli altri, purtroppo, ma non potevano restare lì. Dovevo prenderli, e così feci. Mentre dentro urlavo, appena visto il primo riuscii a dire solo “ok” e lo presi. Stessa cosa col secondo. Al terzo ebbi un sussulto. Non ci credevo, non poteva essere. Non riuscivo neanche a fotografare per quanto ero sconvolto. Non ci pensai due volte: andai subito da Ale, “senti, prendo questi qui, poi ci rivediamo che do un’altra occhiata ma intanto prendo questi qui ti prego dimmi quanto devo pagare”. E tornai a casa.

Davanti a me, poggiati sul letto, oltre al sopracitato Mischief Makers, c’erano Terranigma PAL ITA, Super Mario RPG NTSC/US, Chrono Trigger NTSC/US ed Earthbound NTSC/US. I primi tre completi di tutto, con scatole in condizioni che andavano dal VG al Mint.

Rimasi per un’ora a fissarli.

E così, ho preso possesso di una piccola parte di una grande collezione, di un videogiocatore come pochi negli anni ’90. Ho provato a chiedere il nome di chi avesse portato questi giochi, ma l’unica cosa che sono riusciti a dirmi è stato che sono stati portati da una mamma, che anni fa andava spesso negli Stati Uniti e coglieva l’occasione per comprare nuovi giochi al proprio figlio. Armato di adattatore e tanta voglia di giocare, questo ragazzo ha avuto l’onore di vivere appieno i giochi più belli per il Super Nintendo, lasciandosi trasportare dalle atmosfere dei migliori RPG di quella console.

Il giorno dopo ho iniziato a provare le cartucce, per vedere se funzionassero. Non avevo dubbi sul loro funzionamento, ma è sempre meglio testare il prima possibile, per evitare delusioni. Per fortuna tutto va alla meraviglia, e i salvataggi sono ancora lì, scolpiti nel tempo. Ed è proprio grazie ai salvataggi di Chrono Trigger ed Earthbound che sono riuscito a capire il nome del primo possessore di questi giochi.

Carlo, se stai leggendo questo messaggio, sappi che conserverò gelosamente tutti i tuoi salvataggi. Grazie.

Gamers, una meteora underground

Storia e gloria dell’unica rivista di videogiochi 100% underground.

Nel panorama italiano delle riviste di videogiochi, pochi magazine hanno osato veramente. Vuoi perché il gaming “underground” è per sua natura un hobby di nicchia, vuoi perché si rischiavano conseguenze di carattere legale, le riviste di settore si sono sempre “limitate” a offrire recensioni, novità e approfondimenti. Eppure, tra il febbraio e il giugno del 2007, nelle edicole italiane si poteva trovare una pubblicazione diversa. Il suo nome era Gamers. “L’unica rivista di videogiochi 100% underground”.

Venni a conoscenza di questa rivista nel gennaio del 2007, sul forum di Games Collection. Ci misi un po’ per trovarla, dato che la distribuzione nelle edicole non era ottima, ma alla fine riuscii ad accaparrarmene una copia che divorai in pochissimo tempo. Finalmente un magazine underground cartaceo che non aveva paura di parlare degli aspetti più oscuri del videogioco: arcade, import, modifiche e riparazioni, scritta da appassionati per appassionati e con la collaborazione di alcuni nomi importanti del panorama videoludico underground italiano (tra cui Gualtiero “Shito” Cannarsi della Bibbia del NEO•GEO e Luca “Tetsuo” Abiusi del vecchio Retrogaming.it).

[…] ci siamo chiesti perché non realizzare una rivista focalizzata sul modo in cui gli appassionati di tutto il mondo vivono la propria passione per i videogiochi e non centrata sugli interessi promozionali/commerciali delle software house…

Dall’editoriale del primo numero

Nel primo numero, tra l’altro totalmente privo di pubblicità (sostituite da foto di una modella alle prese con un Famicom… eh già), tanti sono gli articoli interessanti. Si parte con una guida allo shopping ad Akihabara, il “quartiere elettrico” di Tokyo, per poi passare alla prima parte di Shooting Love, uno speciale di quattro pagine sulla storia degli STG a cura del sopracitato Luca Abiusi, che racconta la genesi e il boom degli sparatutto a scorrimento, da Space Invaders e Galaga fino ad arrivare a Thunderforce, Gaiares e M.U.S.H.A. Aleste.

Sempre nel primo numero, dopo uno speciale su Nintendo Wii (che a quel tempo era appena uscita) e un articolo sul gioco arcade The Idolm@ster (in cui bisogna impersonare un manager di idol J-Pop), si passa all’hacking a cura di Giampietro Zingri. PSP con Devhook, Nintendo DS con Super Card e affini, per finire con una guida su come modificare una memory card per Playstation 2 (!!!). Era proprio questo che differenziava Gamers da tutte le altre riviste: il coraggio di trattare argomenti finora considerati tabù come l’hacking e la modifica delle proprie console, non tanto per il download di ROM e ISO illegali, ma per spingere il proprio sistema al massimo.

Si arriva poi al motivo principale per cui acquistai questa rivista: la prima parte della retrospettiva dedicata al NEO•GEO, a cura di Gualtiero “Shito” Cannarsi. Senza dubbio uno degli articoli più interessanti, che poi continuò nel secondo numero. Sempre di Shito è anche lo speciale dedicato al Famicom a pagina 41.

Il secondo numero era più grande (84 pagine), con ancora più speciali dedicati al gaming giapponese, all’arcade e al retrogaming in generale: dopo una miniguida per impostare un emulatore CPS II su PSP, ecco un’anteprima di Trigger Heart Exelica, uno shooting game in uscita in quel periodo su Dreamcast (e fu uno degli ultimi titoli ufficiali rilasciati per la console Sega).

Uno degli articoli più esaustivi e interessanti di tutto il numero però è quello dedicato ad Akumajou Dracula, ossia le Cronache Nipponiche di Vampiri (che tra il secondo e il terzo numero occupano circa nove pagine), sempre a cura di Shito. Queste stesse Cronache verranno poi pubblicate su Geemania (ormai purtroppo offline) in due pdf aggiornati e più dettagliati.

Lo speciale di sei pagine su The King of Fighters ’94, le numerose guide sulle modifiche di XBOX 360, DS e Wii, le mini-recensioni di tantissimi giochi per Famicom, PC Engine, Mega Drive e Super Famicom rendono il secondo numero il migliore delle tre pubblicazioni. Perché sì: dopo svariati rinvii, a luglio uscì il terzo e ultimo numero di Gamers.

Distante anni luce dagli altri due numeri, Gamers N.3 offriva retrospettive su Dragon’s Lair, la rivista Zzap, Tron, giochi vietati ai minori per Commodore 64… tutte cose che, con tutto il bene del mondo, non mi interessavano più di tanto. A parte il prosieguo di Cronache Nipponiche di Vampiri e una guida di Madrigal su come programmare un Game & Watch (purtroppo rimasta incompiuta), l’unico articolo degno di nota è quello sulla storia delle pubblicazioni dei record arcade in Giappone, a cura di un altro nome sicuramente noto agli appassionati arcade italiani: Marco “Gemant” Frattino. Troppo poco comunque per salvare un terzo numero molto diverso dal progetto originale.

Il blog di Gamers continuò ad essere aggiornato per un po’ di tempo, ma alla fine anch’esso venne abbandonato. Non furono resi noti i motivi della chiusura del magazine: forse le numerose pagine di guide di hacking o il progressivo abbandono delle riviste cartacee in favore dell’internet avranno pesato, ma sta di fatto che la rivista rimane una vera e propria meteora underground. Sebbene molti articoli siano ormai datati e le guide pressoché inutili, è importante preservare questo tipo di approccio al videogioco: quello dei viaggi ad Akihabara per trovare giochi giapponesi a poco, quello di modificare le console per giocare a titoli import senza adattatori, quello di chi andava a cercare giochi oscuri come PuLiRuLa o Xexex, quello di chi non si accontentava della propria copia di Castlevania PALmerda, ma voleva scoprire cosa fosse veramente la saga di Akumajou Dracula. Ed è per questo che Gamers rimane una delle mie riviste preferite di tutti i tempi.

Appare un Gamecube arancione selvatico!

A volte, i mercatini dell’usato riservano delle meravigliose e inaspettatissime sorprese.

A volte, i mercatini dell’usato riservano delle meravigliose e inaspettatissime sorprese.

Non riuscivo a credere ai miei occhi. Un Nintendo Gamecube! Giapponese, poi! E arancione! In poche parole, esattamente il modello di cubetto che stavo cercando. Non ci ho pensato due volte: ho chiesto al commesso di tenermelo da parte per qualche giorno e oggi l’ho finalmente ritirato, ancora felicemente incredulo.

La scatola si presenta in ottime condizioni, a parte qualche leggera ammaccatura e qualche angolino smussato. Console e controller erano un po’ sporchi, ma dopo una bella pulita sembrano nuovi. Non c’era il cavo di alimentazione (ma non c’è problema: ne ho uno giapponese di ricambio da inserire nella scatola, e in ogni caso si può tranquillamente utilizzare l’alimentatore europeo, senza bisogno di stepdown), ma era incluso il cavo composito e – stranamente – un cavo RGB Scart europeo ufficiale Nintendo. Probabilmente il vecchio proprietario l’avrà inserito lì dentro senza ricordare che i cavi RGB Scart europei non funzionano su console giapponesi (ma di questo parleremo più avanti).

Sono molto felice che il controller sia in ottime condizioni: è sempre più difficile trovare controller Gamecube che non abbiano lo stick analogico sporco o consumato da anni di gioco. Sì, esiste sempre l’alternativa di utilizzare i controller di Smash, ma c’è qualcosa di meraviglioso nel vedere il logo “Nintendo Gamecube” tra le mani…

È così bello che nel fare questa foto mi sono commosso. È tutto così arancione. Ma non finisce qui!

La console è modificata! Lo vedete quello switch sotto all’entrata Digital? Beh, è per cambiare il BIOS del cubetto: da una parte quello giapponese, dall’altra quello americano. È una modifica molto utile per le console NTSC e tutto sommato facile da compiere… ma per questa console ho progetti ben più ambiziosi.

In ogni caso, mi ritengo soddisfattissimo dell’acquisto. Ora bisogna fare un paio di ricerche e decidere cosa fare per renderlo il Gamecube definitivo. Ne riparleremo prossimamente!

Nelle puntate precedenti

Dove eravamo rimasti? Ah già… a quando abbandonai il mio canale su YouTube.

Dove eravamo rimasti?

Ah già… a quando abbandonai il mio canale su YouTube.

Era il 2014, e c’era “La Tana di Shin“. Sorrido mentre riguardo la sigla della terza stagione, a cui avevo lavorato per giorni e giorni, in cui avevo condensato il meglio di decine di video ed esperienze precedenti. Ci si divertiva a spacchettare giochi e console, parlare di giochi vecchi e nuovi, fare streaming su Twitch e raccontare gli ultimi acquisti videoludici. Era un bel canale, alla fine… e quella fine arrivò ad aprile, quando pubblicai l’ultimo video. Ma non un video di addio, anzi, tutt’altro: si stava avvicinando il Romics e poi ci sarebbero stati altri video, altre recensioni ecc.

Eppure, da aprile 2014, mi sono fermato. Vuoi per impegni vari di studio/lavoro, vuoi per motivi personali, vuoi per mancanza di tempo e, lo ammetto, per un generale senso di stanchezza nei confronti della comunità retro e del videogioco in se, lasciai il canale YouTube così com’era e mi dedicai ad altro. Forse, ai tempi avrei dovuto fare un video in cui spiegavo i motivi di questo mio allontanamento… però, in un certo senso, mi piace vedere quel canale congelato nel tempo, rimasto al 2014, quando ero un assiduo frequentatore del forum di Games Collection, di Retrogaming History e tante altre community online.

Col tempo, la mia visione del videogioco e di conseguenza il mio approccio a questa passione erano cambiati. Volevo approfondire, volevo conoscere, volevo andare oltre il pixel. Ci sono stati alti e bassi in tutti questi anni, in cui mi sono disamorato e poi di nuovo innamorato di quei controller, della magia che nasce quando si accende il LED di una console, di quei pixel colorati sullo schermo e quei poligoni. Ma non mi sono mai disamorato dei miei ricordi di videogiocatore. Ed è proprio da questo che si riparte.

Siete su The Brink of Time, il mio blog personale dove parlerò di retrogaming, import gaming, arcade, modifiche, cultura underground e altro ancora. Consideratelo una specie di successore spirituale de La Tana di Shin: si parlerà anche di acquisti, di trucchi, di racconti, di testimonianze, ma soprattutto di ricordi. Perché un retrogamer, prima ancora di giocare, ricorda. E il ricordo è il propulsore ultimo della nostra passione.

Ringrazio tutti coloro che non hanno mai smesso di seguirmi (su YouTube, su Twitch, insomma dappertutto), nuovi articoli arriveranno molto presto.

Grazie,
Nessark / Shin Daisuke / SDR / Rafael